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17 Marzo, 2020

Molti dubbi sulle scadenze in attesa del testo definitivo del Decreto Cura Italia

Il Consiglio dei Ministri riunitosi ieri (16 marzo 2020) ha approvato il Decreto Legge “Cura Italia” recante le nuove misure a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti dell’emergenza coronavirus sull’economia.

Alle 12,00 di oggi, 17 marzo 2020, il decreto non risulta però pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi non si dispone del suo testo definitivo.

È un fatto grave, perché secondo le anticipazioni ufficiali di INPS e MEF, il decreto prevede anche una sospensione, almeno fino al 20 marzo, per TUTTI i versamenti e gli adempimenti verso la PA in scadenza il 16 marzo 2020. Su questo breve rinvio non abbiamo dubbi anche se, a questo punto, considerato che la scadenza del 16 è ormai decorsa, si tratterebbe tecnicamente di una remissione nei termini e non più di una proroga.

Tutte le notizie che forse avrete letto pubblicate dalla stampa specializzata e non, si basano su una bozza incompleta del decreto che circola da giorni e sul comunicato stampa emesso dal Governo a margine della riunione di ieri.

Tra le anticipazioni della bozza non mancano alcune sorprese, per esempio che:

  • la “Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione” sembrerebbe confermata per i pagamenti derivanti dalle cartelle di pagamento, dagli avvisi di accertamento esecutivi e dagli avvisi di addebito INPS, ma manca, un rinvio che estenda la sospensione ad atti diversi da quelli richiamati esplicitamente. Per esempio la sospensione non sarebbe prevista (in base alla citata bozza) per i pagamenti derivanti dagli “avvisi bonari”.
  • la sospensione, oltre il 20 marzo, dei versamenti per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso, dovrebbe riguardare:
    • Iva (annuale e mensile);
    • addizionali Irpef;
    • contributi previdenziali e assistenziali, e premi per l’assicurazione obbligatoria;
    • ritenute alla fonte dei lavoratori dipendenti e assimilati, e trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che tali soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;

ma non anche le altre ritenute di acconto, quali per esempio le ritenute del 20% sui compensi degli autonomi.

 

Vi aggiorneremo non appena saranno disponibili informazioni più precise e soprattutto il testo definitivo del Decreto.

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