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14 Maggio, 2020

Decreto Rilancio: contributo a fondo perduto per PMI e autonomi danneggiati dal COVID-19

Nella seduta del 13 maggio 2020 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Rilancio.

Purtroppo è ormai diventata un’abitudine quella di non pubblicare immediatamente dopo l’approvazione il testo dei decreti. Al momento circolano ancora soltanto bozze.

Secondo le anticipazioni l’art. 28 del Decreto Rilancio prevede la concessione di un contributo a fondo perduto, interamente gestito dall’Agenzia Entrate ai soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, compresi anche gli enti non commerciali, gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.

Sono invece esclusi dal contributo:

  • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020; ATTENZIONE: nella versione definitiva del decreto la “data del 31 marzo 2020” è stato sostituito con “la data di presentazione dell’istanza all’Agenzia delle Entrate
  • gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del TUIR;
  • gli intermediari finanziari e società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR;
  • i soggetti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 (quindi i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e coordinativa iscritti alla Gestione separata Inps e i liberi professionisti titolari di partite IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, esclusi gli iscritti agli Ordini) , 38 (quindi i lavoratori dello spettacolo) o 44 (quindi gli aventi diritto al Reddito di ultima istanza) del Decreto Cura Italia (D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020).
ATTENZIONE: nella versione definitiva del decreto (leggi qui) sono stati esclusi anche i lavoratori dipendenti e i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103.

Condizioni per ottenere il contributo

Il contributo è riconosciuto a due condizioni:

  1. il contributo spetta esclusivamente ai soggetti che abbiano un ammontare di compensi o di ricavi relativi al periodo d’imposta 2019 non superiore a cinque milioni di euro.
  2. il contributo spetta se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 (quindi riduzione di almeno un terzo). Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del suddetto requisito del calo di fatturato/corrispettivi.

Attenzione:

  • la condizione di cui al punto 1 fa riferimento ai RICAVI di competenza del 2019 (per la precisione al periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto)
  • la condizione di cui al punto 2 fa invece riferimento a fatturato e corrispettivi IVA. In tal senso, al fine di determinare correttamente i predetti importi, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi.

In particolare, segnaliamo che nella circolare 9E del 13 aprile 2020 a commento del Decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, al punto 2.2.5, in risposta al “QUESITO n. 5. Verifica della condizione del calo del fatturato” l’Agenzia Entrate ha precisato che il calcolo del fatturato e dei corrispettivi da confrontare al fine di verificare la riduzione percentuale va eseguito prendendo a riferimento le operazioni eseguite nei mesi interessati e fatturate o certificate, e che, conseguentemente, hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di riferimento, cui vanno sommati i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate nello stesso mese non rilevanti ai fini IVA. La data da prendere a riferimento è quella di effettuazione dell’operazione che, per le fatture immediate e i corrispettivi, è rispettivamente la data della fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.1.3 <Data>) e la data del corrispettivo giornaliero, mentre per la fattura differita è la data dei DDT o dei documenti equipollenti richiamati in fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.8.2 <DataDDT>). Quindi, nel calcolo dell’ammontare del fatturato del mese di aprile 2020 e 2019, rilevante per il controllo del requisito della riduzione, andranno escluse le fatture differite emesse nei citati mesi (entro il giorno 15) relative ad operazioni effettuate nel corso dei mesi di marzo 2020 e 2019, mentre andranno incluse le fatture differite di aprile 2020 e 2019 emesse entro il 15 maggio 2020 e 2019.

 

Modalità di calcolo del contributo

L’ammontare del contributo e determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

La percentuale varia per tre classi di contribuenti individuate in base ai ricavi o ai compensi 2019.

ricavi o compensi 2019  
Fino a 400.000,00 euro 20%
Oltre i 400.000,00 euro e fino a 1.000.000,00 euro 15%
Oltre 1.000.000,00 euro e fino a 5.000.000,00 euro 10%

È comunque riconosciuto ai soggetti rientranti nell’ambito di applicazione della norma, al verificarsi delle condizioni richieste, un contributo minimo per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

Il contributo è fiscalmente irrilevante e quindi non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi, e alla formazione del valore della produzione netta ai fini dell’IRAP.

 

Modalità di richiesta del contributo

Il decreto demanda a un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate l’individuazione delle modalità di effettuazione dell’istanza da presentarsi in via esclusivamente telematica, anche per il tramite degli intermediari abilitati, del suo contenuto informativo, dei termini di presentazione della stessa e di ogni altro elemento necessario.

L’istanza dovrà essere presentata entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica e dovrà contenere anche l’autocertificazione di regolarità antimafia di tutti i soggetti coinvolti ai sensi dell’articolo 85 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, compresi i familiari conviventi.

 

L’Agenzia Entrate erogherà il contributo sulla base delle informazioni contenute nell’istanza, mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario.

 

Controlli

Successivamente all’erogazione del contributo, l’Agenzia Entrate comunicherà alla Guardia di finanza i dati autocertificati dai soggetti istanti ai fini della verifica antimafia.

La Guardia di Finanza provvederà al relativo riscontro con i dati risultanti dalle banche dati in possesso del Ministero dell’Interno e qualora dal predetto riscontro taluno dei soggetti indicati non superasse la verifica antimafia, il soggetto che ha rilasciato l’autocertificazione di regolarità antimafia sarà punito con la reclusione da due anni a sei anni.

La Guardia di Finanza comunicherà inoltre il mancato superamento della verifica antimafia all’Agenzia Entrate per il conseguente recupero delle somme erogate, comprensive di sanzioni e interessi.

 

Le sanzioni irrogabili in caso di recupero vanno dal 100% al 200% del contributo in tutto o in parte non spettante, oltre ad interessi.

L’eventuale atto di recupero a seguito di controlli potrà essere notificato entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo.

 

Trattandosi di contributo a fondo perduto si applica anche l’articolo 316-ter del codice penale in materia di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. (reclusione da sei mesi a tre anni o da uno a quattro anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri. Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

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